AUGUSTOOPPO 1939–2015
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Lettura critica

Quartetto: quattro tele, quattro ritmi di colore

Quattro piccoli dipinti sono documentati insieme ma conservano voci visive distinte. Due concentrano rossi e neri; gli altri aprono il campo a cerchi colorati e a un ampio azzurro.

ASO-0087, Denominazione catalografica dell’Archivio: Quartetto, Augusto Salvatore Oppo

Lettura critica

La scheda di Quartetto presenta quattro opere astratte, ciascuna di 18 × 22 cm, e le riproduce sia in un'immagine d'insieme sia singolarmente. La fotografia principale le dispone in due file di due, separate da un intervallo bianco e racchiuse da sottili cornici dorate. Questa organizzazione permette una lettura comparata immediata, ma non cancella l'autonomia dei quattro oggetti. Il titolo è una denominazione catalografica dell'Archivio e non risulta documentato come parola scelta dall'artista. L'idea di una composizione a quattro voci è dunque utile per guardare il gruppo, purché non diventi una prova di un programma musicale o di un ordine definitivo di esposizione.

Il dipinto in alto a sinistra mette in tensione un ampio settore chiaro, vicino al margine sinistro, con un campo nero che attraversa il centro e trattiene due grandi zone rosse. Verso l'alto il rosso si mescola all'arancio e a un bruno caldo; più in basso si compatta in una fascia intensa. Fra i campi restano graffi, aperture e piccoli passaggi di luce, così che i confini non sembrano tracciati con il righello. Il nero lavora come giuntura, non come semplice sfondo. Da vicino si percepisce un addensarsi di interventi; da lontano la composizione resta leggibile come un rapporto fra tre pesi principali: chiaro, scuro, rosso.

Il pannello in basso a sinistra riprende rossi, neri e bianchi, ma li dispone diversamente. Un asse scuro vicino al centro è attraversato da fasce rosse di ampiezza irregolare; sulla destra un grande settore pallido viene inciso dal bordo nero, quasi una lama orizzontale. Il rosso non è più un unico corpo: compare in zone sovrapposte, separate da strappi chiari e da passaggi bruni. La somiglianza cromatica con il primo pannello rende visibile la differenza costruttiva. Se si segue la lettura dall'alto al basso della fotografia, lo sguardo passa da una massa raccolta a una struttura più segmentata. È una relazione che l'immagine mostra, non una sequenza cronologica dimostrata.

In alto a destra il vocabolario cambia bruscamente. Giallo, verde, arancio, turchese e blu formano una superficie attraversata da ampi cerchi neri, sovrapposti o appena interrotti. La linea rotonda non chiude sempre una figura; attraversa i colori e li riunisce per un momento, prima che tornino a dividersi in campi. Il pannello in basso a destra risponde con una scala più fredda: crema, azzurro e blu profondo costruiscono diagonali larghe, mentre un piccolo accento arancio resta nella zona superiore destra. Qui non c'è la proliferazione cromatica del quadro sopra, ma un rapporto fra masse che si toccano e si separano lungo bordi obliqui.

Aspetti critici

Il nodo critico del gruppo riguarda il grado di unità che si può riconoscere fra immagini così diverse. Le due a sinistra condividono il contrasto di rosso e nero; le due a destra, prese insieme, non formano una coppia altrettanto omogenea. La prima moltiplica i colori e lascia correre i cerchi; la seconda riduce i colori e affida l'energia a pochi piani larghi. Questa asimmetria rende la lettura più interessante di una semplice ripetizione in quattro tempi, ma anche meno stabile. Chi guarda può attraversare il gruppo per righe, per colonne o passando da una tela rossa a quella azzurra: ciascun percorso produce un diverso equilibrio.

Neppure la scala ridotta garantisce intimità uniforme. In alcuni punti i segni si infittiscono al punto da rendere incerta la distinzione fra superficie abrasa, pennellata e sovrapposizione di colori nella riproduzione. Il pannello dei cerchi chiede una lettura ravvicinata per seguire il percorso della linea nera; quello azzurro si impone invece anche da lontano per l'ampiezza delle campiture. L'accostamento può far prevalere i rossi più intensi, lasciando in secondo piano la misura del dipinto inferiore destro. Il suo spazio aperto, tuttavia, funziona da pausa percettiva: rende meno uniforme il ritmo dell'insieme e permette ai dettagli più fitti degli altri pannelli di emergere.

La documentazione disponibile non assegna una data al gruppo e non indica la tecnica. La fotografia a quattro mostra un ordinamento, ma da sola non dimostra che sia l'unico voluto dall'artista o che i pezzi siano stati concepiti simultaneamente. La scheda permette di affermare che l'Archivio li tratta insieme e che ogni unità misura 18 × 22 cm; oltre questo occorre prudenza. Anche il titolo «Quartetto» non basta per riferire le forme a una specifica composizione musicale. La ricorrenza del numero quattro è un dato del catalogo, mentre la relazione fra le opere va argomentata a partire da colore, segno, cornice e distanza reciproca.

Il confronto con S. Teodoro rende concreta questa distinzione. Là quattro campi rettangolari chiari sono compresi entro una sola superficie azzurra; un lessico cromatico affine attraversa tutti i settori e la divisione resta interna a un unico lavoro. In «Quartetto» i quattro bordi sono fisicamente separati, e ciascuna immagine può sostenere una lettura autonoma. Le due soluzioni pongono la medesima domanda sulla pluralità, ma rispondono in modi diversi: continuità del fondo in un caso, intervallo fra oggetti nell'altro. La data documentata di «S. Teodoro», 1988, non autorizza a collocare «Quartetto» prima o dopo.

Valutazione

La qualità più persuasiva del gruppo è la possibilità di osservare una grammatica che cambia senza abbandonare del tutto i propri elementi. Nero, rosso, chiaro e blu non sono distribuiti in quote uguali: vengono provati come masse, contorni o aperture, a seconda del pannello. Il passaggio più evidente avviene fra il rosso raccolto in alto a sinistra e i cerchi neri in alto a destra, dove l'energia della superficie passa dai blocchi ai percorsi. Nel registro inferiore, invece, la pittura oppone una costruzione serrata a una più ampia e respirata. Le quattro opere non convergono in un'immagine unica; trovano una relazione attraverso differenze calibrate.

Una parentela visiva più circoscritta si può osservare con Profondo rosso, documentato al 1995: anche lì rosso, nero-bruno e chiaro determinano un confronto fra massa e bordo lavorato. Nel gruppo di «Quartetto» questo rapporto si concentra soprattutto nei due piccoli dipinti di sinistra; la differenza di scala impedisce però di trasformare il paragone in un'identificazione di serie o di tecnica. La scheda di «Quartetto» non offre la data necessaria per farne un episodio della produzione del 1995. Il link serve a confrontare un problema compositivo visibile, non a costruire una cronologia assente.

Il formato contenuto rende particolarmente percepibile il lavoro delle cornici e degli intervalli. Nella riproduzione d'insieme, il bianco fra i pezzi tiene aperta la possibilità di passare dall'uno all'altro senza che i campi cromatici si fondano. È una pausa diversa da quelle bianche dentro le pitture: non appartiene a nessuno dei quattro dipinti e permette di misurarne le differenze. Una presentazione ravvicinata o con distanze diverse potrebbe modificare molto la percezione del gruppo; per questo l'immagine dell'Archivio è una testimonianza preziosa, ma non esaurisce l'esperienza dei quattro oggetti.

Nel corpus di Augusto Oppo, «Quartetto» mostra con chiarezza una ricerca per variazioni. La valutazione non dipende dall'idea che uno dei quattro quadri sia il principale: emerge dalla capacità di far convivere intensità contrapposte senza cancellare le singole composizioni. Il pannello dei cerchi amplia il movimento, quelli rossi trattengono lo sguardo nelle loro stratificazioni, quello azzurro restituisce spazio. Non sappiamo quando questa relazione abbia preso forma né quale assetto espositivo sia stato scelto in origine. Sappiamo però che, nelle immagini conservate, il gruppo offre quattro modi riconoscibili di organizzare colore, segno e margine in una scala comune.